“Dove mi porti, mia arte?/in che remoto/deserto territorio/ a un tratto mi sbalestri?/ In che paradiso di salute,/di luce e libertà,/arte, per incantesimo mi scorti?/Mia? Non è mia quest’arte,/la pratico, la affino/le apro le riserve/umane del dolore,/divine me ne appresta/lei di ardore/ e di contemplazione/ nei cieli in cui mi inoltro.../oh mia indecifrabile conditio,/mia insostituibile incarnazione!”.
Simone Martini

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