Lo preannuncio, sarò prolissa, retorica, ridondante: perché in Italia, evidentemente, non lo si è in fondo mai abbastanza, dal momento che certi discorsi si torna sempre a rifarli.
Domenica sono stata a Palermo, tutto il giorno. In realtà, ho passato tutti i sabati e le domeniche di ottobre a Palermo. Da 9 anni la vivo ormai abitualmente, eppure non l'avevo mai conosciuta "bene", non come posso dire di conoscerla adesso, se non altro.
Ad ogni modo, domenica sono stata a Palermo, dicevo, tutto il giorno... Ed è stato come se non l'avessi mai vista prima.
Dalla prima volta che sono stata a Firenze (correva l'anno 1996, io avevo solo 10 anni!), mi sono innamorata di questa città. Ci sono stati parecchi altri ritorni e, dacché ricordi, ho sempre avuto fissa in testa l'idea di condurre lì la mia vita da adulta. Amavo (ed amo!) tutto di Florentia, patrimonio dell'umanità, culla del Rinascimento, di certo una delle città più belle del mondo... Per me, la più bella. Lo scorso aprile ci sono tornata per la trilionesima volta, rifacendo le cose che da 18 anni faccio: perdermi nel suo centro storico, visitare le sue chiese, ammirare i suoi palazzi... Fare la fila per gli Uffizi. La giustificazione ufficiale a questo "effetto rewind" è stata il mio fare da Cicerone all'amica con cui ero andata e che non era mai stata in Toscana, se non a Pisa, credo. Lei, che ha viaggiato più di me e che, pertanto, ha visto più cose di me, per quanto noi si abbia la stessa età, riteneva a tratti esagerato il mio entusiasmo per ciò che quella macchina del tempo (così ho sempre definito Firenze) offriva. Dal momento stesso in cui abbiamo deciso di fare questo viaggio, ho cominciato a parlarle della magnificenza degli Uffizi. Quando li abbiamo visitati, è quasi rimasta delusa... Sottolineo il "quasi", per carità. Insomma, le erano, ovviamente, piaciuti, ma non condivideva il mio stesso entusiasmo. Mi chiedevo come fosse possibile... E' presto detto. Lei, era reduce da un viaggio a Londra. Lì, giusto per fare un esempio, i musei sono del tutto gratuiti o, quanto meno, lo sono per chi non abbia ancora compiuto 25 anni. Da noi, al massimo, ti riducono il prezzo del biglietto. Anche se sei studente te lo riducono, il più delle volte, però, l'essere studente, per quanto condizione necessaria, non è sufficiente: devi anche dimostrare di studiare in facoltà che con l'arte e la storia c'entrino direttamente qualcosa. Per evitare la coda che, in genere, arriva fino a Piazza della Signoria, decidiamo di pagare un surplus per acquistare la prevendita e garantirci l'ingresso ad un orario stabilito. 12 euro (prezzo del biglietto) + 4 (surplus per la prevendita), a testa, per ritrovarci a fare comunque la fila: la suddetta fila, che dall'ingresso degli Uffizi arrivava fino a Palazzo Vecchio, era composta da turisti provenienti da ogni parte del mondo che avevano anch'essi acquistato la prevendita... Sul biglietto, avevamo tutti, rigorosamente, stampato un "ore 15.00" alla voce "orario di ingresso". Una volta dentro, orge di visitatori che stazionavano davanti ad ognuno di quei meravigliosi capolavori custoditi in quella galleria che per me era sempre stata come Disneyland agli occhi di un bambino. Avevamo anche preso l'audio guida... La metà delle stanze non erano affatto menzionate. I miei occhi erano sempre stati tanto abbagliati da quello splendore da non fare elaborare alla mia mente l'assurdità del tutto.
Cosa c'entra tutto questo con la mia domenica a Palermo? Oh, c'entra... Eccome!
Ho passato tutti i week end di ottobre in città, dicevo. Sono rimasta accecata da tutto quello che Palermo è: storicamente, architettonicamente, artisticamente, culturalmente. Sono stata accecata, come per diciotto anni mi aveva abbagliato Firenze e, ancora una volta, non avevo visto le falle.
Palermo non ha una pista ciclabile, ad esempio. Che c'entra? C'entra. Domenica era una giornata bellissima, come solo la nostra terra può regalarne ad ottobre, vuoi mettere la meravigliosa possibilità di godersela in sella ad una bicicletta?
Palermo è sporca, sporchissima. Palermo è sommersa dalla munnizza.
Palermo fa puzza. Due domeniche fa ho avuto il piacere di prendere parte ad una passeggiata culturale per le "vie del Gattopardo". Siamo stati in via Lampedusa, dove sorgeva Palazzo Lampedusa, dimora del principe Giuseppe Tomasi di Lampedusa: la guida ha dovuto spostarsi, con l'intero gruppo al seguito, per via della puzza che veniva fuori dai tombini della fognatura.
Palermo è abbandonata. Dall'amministrazione? Quasi certamente, ma anche (e cosa ben più grave) dai suoi cittadini (parte di essi, per carità!) che ne abusano non salvaguardandola. Visitare i giardini della Palazzina Cinese e guardandone inerme il degrado... Le scritte sui muri interni, la munnizza, le panchine sradicate, le fontane vuote.
Palermo è l'ombra di ciò che potrebbe essere... Palermo è l'ombra di ciò che dovrebbe essere.
Palermo è la "mia" città (donna di provincia sono, ecco il perché delle virgolette), quindi le mie parole potrebbero sembrare di parte. E' per questo che ho voluto citare prima Firenze, per fare capire che io sto parlando da italiana che ama l'Italia, da siciliana che ama la Sicilia, da "palermitana" che ama Palermo.
Amo questo stivale e le sue isole, di un amore che va oltre la ragione. Mentre tutti i miei coetanei vorrebbero scappare, io desidero restare. Mentre tutti i miei coetanei preferiscono pensare al loro futuro a prescindere dall'Italia, io penso a come far coincidere il mio futuro con quello di questo paese.
Questo articolo non vuole essere un "raccatta mi piace", ve lo assicuro, ma un urlo... Di rabbia.
Si, sono arrabbiata, di una rabbia nera. Anzi, io sono incazzata.
Sono incazzata perché derubata, da ladri che rimangono impuniti... Sono incazzata perché derubata da gente che mi deruba senza porsi troppi scrupoli. Sono derubata da gente che si autocelebra. Derubata, derubata, derubata.
Sono nata in Italia, accidenti. Sono nata in Sicilia... Io dovrei poterne fare un vanto. Devo, invece, chinare la testa: il mio paese è stato violentato, sfruttato, prosciugato. Il mio paese è stato svenduto a terzi dai suoi stessi figli (indegni) che vogliono poterne trarre il traibile a scapito di 60 milioni di persone per il vantaggio di poche centinaia di indegni (lo ribadisco!) eletti.
Viste le figure che si sono avvicendate all'interno del nostro governo negli ultimi anni (sia in senso figurato che letterale), lasciatemi usare una metafora che può essere facilmente compresa da tutti: l'Italia, come del resto la Sicilia, ha tutto e il contrario di tutto. L'Italia potrebbe essere una matrona, invece si accontenta di essere la puttana d'Europa.
"Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di province, ma bordello!







