martedì 29 ottobre 2013

La meglio gioventù, la bella società


Era il 2010, avevo 23 anni e cominciavo ad avere a che fare con il mondo del lavoro. Fino ad allora ero stata solo figlia e studentessa, da quel momento, invece, avrei cominciato ad affrontare la vita un po' più in prima persona. 
E' in quel periodo che conosco un tizio, il responsabile per la Sicilia di una grossa azienda italiana. Un giorno, parlando del più e del meno, il tizio dopo aver sentito l'esigenza di sottolineare che le ragazze della mia età avrebbero fatto carte false per stare con dei 40enni/50enni in carriera, iniziò a tessere le lodi delle escort: "è un modo come un altro per fare carriera". Già, perché è carriera tutto ciò che ti fa guadagnare tanti soldi nel più breve tempo possibile. Ma non è questo il punto. 
Il punto è che, a detta del tizio di cui prima, ha più spirito d'intraprendenza e senso degli affari una "fanciulla" che decide di essere l'accompagnatrice di un distinto e ragguardevole uomo d'affari, piuttosto che io, una ventitreenne che fa la segretaria: quale margine di miglioramento (leggasi possibilità di far soldi) potrò mai avere? Tutta questa filastrocca per evidenziare, sia pur retoricamente, la decadenza nella quale trova contesto la società odierna. E' uomo più degno di rispetto uno zuccone coi soldi che un Modigliani povero in canna. E' più degna di rispetto e lode una persona che vende la sua dignità e calpesta il proprio io, solo per l'apparire e l'avere, piuttosto che una 23enne che decide di fare la segretaria pur di alleggerire il groppone al proprio padre.
La mia giovane età mi aveva ingannato, ero convinta quel tizio fosse un caso a sé, oggi posso dire che ad essere "strana" sono io e i pochi altri che, come me, non sanno se ridere o piangere dinanzi a simili filosofie di vita.
Amen.

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