lunedì 23 settembre 2013

Quando una foto dice più di quanto possibile.

Notte insonne, weekend apatico.

Bisognerebbe poter vivere due volte la propria vita.  
Non guasterebbe la presenza di un tasto rewind da poter utilizzare, fosse anche per una sola volta. Sarebbe necessario, tuttavia, poter tornare indietro con la consapevolezza di quello che si vuole cambiare e il ricordo del futuro che si è vissuto, il rischio sarebbe, altrimenti, di ripetere lo stesso percorso. Tornerei indietro io, a 14 anni. Quel che vorrei? Vivere con cognizione la mia adolescenza, cosi da conoscermi meglio e arrivare alla fatidica maggiore età con più sicurezza. Studiare arte, questo avrei dovuto fare. Non importa in che forma: archeologia, conservazione e restauro dei beni culturali... Qualunque cosa purché si trattasse di arte e storia, con quel pizzico di conoscenze scientifiche che non guasta. Niente di tutto questo è accaduto e adesso mi ritrovo, a quasi 27 anni, prigioniera di uno stato di perenne insoddisfazione, mista ad un senso di inconcludenza. Ho un lavoro. Non e' una professione, ma potrebbe diventarlo. Al momento, è una valida fonte di sostentamento. Ho un libretto universitario, ancora troppo bianco per essere al 1234567890987654321 anno f.c. Ho una casa, che non e' mia... Ma nemmeno dei miei. Ho una passione, grande, inesprimibile. Anzi, direi "inespressibile". Non ho il tempo di dedicarmici, né la forza per farlo. Il tempo mi manca perché, quando non lavoro, dovrei studiare. Dico "dovrei" perché in realtà non lo faccio e non lo faccio perché io non amo quello che studio, o meglio, so che mi servirà - concretamente - a ben poco (dal momento che non mi offre la possibilità di lavorare). Manca il tempo, ma anche la forza. Già. La forza, d'animo. Non posso (voglio) dedicarmi alla mia passione perché la mente vola all'inesistenza di quel famoso tasto rewind.
Intanto il tempo passa su di me. Le notti insonni si sommano l'una all'altra e il malumore cresce, rischiando di tramutare in tristezza e rabbia.
Infelice, infelicità. Malinconica, malinconia. Arrabbiata, rabbia. Stanchezza, stanca.
Assenza di “pathos” cioè di passione, emozioni, sentimenti, desideri, “a-pathos”, APATIA.
Un’immobilità fisica, mentale, progettuale, creativa.  Attività ripetitive, persone poco stimolanti, routine o ambienti monotoni.
Che sia una sofferenza più profonda legata a una sintomatologia di tipo depressivo caratterizzata da poche emozioni positive, auto-svalutazioni, ridotto livello di energia? Può forse nascondere delle forme d'ansia eccessive che hanno l’effetto di condurre a un blocco emotivo e di azione?
La mia agenda fitta di impegni nasconde una profonda sofferenza e, di conseguenza, il tentativo di fuggire da un vuoto emotivo che mi sta letteralmente lacerando. Mi chiedo ogni giorno il perché di ciò che faccio. La conclusione è sempre la stessa: vorrei poter premere quell'ipotetico tasto rewind. Ricominciare.
La crisi economica, il lavoro precario, non mi permettono di farlo. Ricominciare è dispendioso.

Passione. 


Non sembrerebbe lo scatto mio migliore. Tuttavia, adoro questa foto. Più la guardo, più mi convinco sia stato colto tutto quello che mi porto dentro da tutta una vita.
Scatto rubato di me alla vista del Pulpito del Bernini, io a San Pietro, io a Roma. Io e ciò che più riempie il mio cuore, alimenta la mia mente e nobilita il mio animo: l'arte.

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