Ho sempre avuto l'ossessione della dignità e pensato che la cosa più importante fosse vivere con dignità, ora so che c'è una cosa ancora più difficile, ancora più importante che aver vissuto con dignità: è morire con dignità. E questa è, questa sarà, la vera prova del fuoco.
(Citato nel documentario di Enrico Mentana Oriana Fallaci: storia di un'italiana, visibile su YouTube (minuto 6:10))
“Il mio mestiere era questo: raccontare e criticare, criticare e raccontare, nient’altro. Una cicala in un mondo di api. Avevo rinunciato a essere un’ape tanti anni fa, quando per la prima volta m’ero messa dinanzi a una macchina da scrivere e m’ero innamorata delle parole che uscivano come gocce, a una a una, poi restavano sul foglio bianco, a una a una, e ogni goccia diceva una cosa che detta a voce sarebbe volata, lì invece si condensava: buona o cattiva che fosse. Era stato come innamorarsi di un uomo mentre ami già un uomo, perder la testa per lui e abbandonar l’altro: ben sapendo che l’altro è un uomo migliore, un uomo più serio, un uomo col quale avresti potuto usar bene la vita.”
(Oriana Fallaci, “Se il sole muore”)
Ma il niente è da preferirsi al soffrire? Io perfino nelle pause in cui piango sui miei fallimenti, le mie delusioni, i miei strazi, concludo che soffrire sia da preferirsi al niente.(Oriana Fallaci, "Lettera a un bambino mai nato")
Qualche giorno fa, vi ho chiesto di raccontarmi la vostra Oriana. Nell'attesa, vi racconto la mia.
Voglio iniziare da quello che mi ha insegnato. Dignità. Il rispetto della propria persona, lei ha acuito in me questo senso del dovere, questo atto dovuto, questo obbligo verso se stessi.
La grafia è un dono. La capacità che ha (io non riesco ad usare il passato, se parlo di lei) di vestire d'inchiostro i suoi pensieri. Ricordo che, quando lessi il passo de "Se il sole muore" sopra riportato, pensai: "Perbacco, sono anni che cerco di spiegare cosa la scrittura sia per me e non ci sono mai riuscita. Grazie Oriana."
L'imprescindibilità dei sentimenti (positivi o negativi che siano), l'invivibilità nell'a-pathos. Semplicemente il nulla che non è MAI da preferire al soffrire. Parlo io che ho conosciuto, e ancora conosco, l'a-pathos.
Indescrivibile il numero di emozioni che i suoi libri (e non solo) mi hanno regalato. Contrastanti, talvolta incerte e confuse, ma sempre forti. Mai le sue parole mi hanno lasciato indifferente. Dalla commozione di "Lettera a un bambino mai nato", all'alternarsi di sentimenti della sua trilogia (ad oggi, per molteplici motivi, i libri a cui sono più legata), passando per l'intenso "Niente e così sia" (il libro che più di tutti ha forgiato/forzato la mia crescita), le perfezione del (per me) dittico "Se il sole muore" - "Quel giorno sulla luna", e "arrivando" (in un'ipotetico crescendo) ai brividi della MAGNIFICENZA di "Un uomo". (Potrei continuare all'infinito, citando ogni libro ed ogni articolo, ma non voglio dilungarmi, tediandovi).
Troppi pochi anni di lei nella mia vita. L'ho incontrata solo dopo la sua morte (fisica). Me ne rammarico, tanto.
Le devo molto, troppo.
So ancora così poco. Voglio sapere talmente tanto.












