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mercoledì 13 agosto 2014

Vi racconto la mia Oriana.

Ho sempre avuto l'ossessione della dignità e pensato che la cosa più importante fosse vivere con dignità, ora so che c'è una cosa ancora più difficile, ancora più importante che aver vissuto con dignità: è morire con dignità. E questa è, questa sarà, la vera prova del fuoco. 
(Citato nel documentario di Enrico Mentana Oriana Fallaci: storia di un'italiana, visibile su YouTube (minuto 6:10))

“Il mio mestiere era questo: raccontare e criticare, criticare e raccontare, nient’altro. Una cicala in un mondo di api. Avevo rinunciato a essere un’ape tanti anni fa, quando per la prima volta m’ero messa dinanzi a una macchina da scrivere e m’ero innamorata delle parole che uscivano come gocce, a una a una, poi restavano sul foglio bianco, a una a una, e ogni goccia diceva una cosa che detta a voce sarebbe volata, lì invece si condensava: buona o cattiva che fosse. Era stato come innamorarsi di un uomo mentre ami già un uomo, perder la testa per lui e abbandonar l’altro: ben sapendo che l’altro è un uomo migliore, un uomo più serio, un uomo col quale avresti potuto usar bene la vita.” 
(Oriana Fallaci, “Se il sole muore”)                                                                                                                            

Ma il niente è da preferirsi al soffrire? Io perfino nelle pause in cui piango sui miei fallimenti, le mie delusioni, i miei strazi, concludo che soffrire sia da preferirsi al niente.
(Oriana Fallaci, "Lettera a un bambino mai nato")
Qualche giorno fa, vi ho chiesto di raccontarmi la vostra Oriana. Nell'attesa, vi racconto la mia.
Voglio iniziare da quello che mi ha insegnato.                                                                                                      Dignità. Il rispetto della propria persona, lei ha acuito in me questo senso del dovere, questo atto dovuto, questo obbligo verso se stessi.
La grafia è un dono. La capacità che ha (io non riesco ad usare il passato, se parlo di lei) di vestire d'inchiostro i suoi pensieri. Ricordo che, quando lessi il passo de "Se il sole muore" sopra riportato, pensai: "Perbacco, sono anni che cerco di spiegare cosa la scrittura sia per me e non ci sono mai riuscita. Grazie Oriana."
L'imprescindibilità dei sentimenti (positivi o negativi che siano), l'invivibilità nell'a-pathos. Semplicemente il nulla che non è MAI da preferire al soffrire. Parlo io che ho conosciuto, e ancora conosco, l'a-pathos.
Indescrivibile il numero di emozioni che i suoi libri (e non solo) mi hanno regalato. Contrastanti, talvolta incerte e confuse, ma sempre forti. Mai le sue parole mi hanno lasciato indifferente. Dalla commozione di "Lettera a un bambino mai nato", all'alternarsi di sentimenti della sua trilogia (ad oggi, per molteplici motivi, i libri a cui sono più legata), passando per l'intenso "Niente e così sia" (il libro che più di tutti ha forgiato/forzato la mia crescita), le perfezione  del (per me) dittico "Se il sole muore" - "Quel giorno sulla luna", e "arrivando" (in un'ipotetico crescendo) ai brividi della MAGNIFICENZA di "Un uomo". (Potrei continuare all'infinito, citando ogni libro ed ogni articolo, ma non voglio dilungarmi, tediandovi).
Troppi pochi anni di lei nella mia vita. L'ho incontrata solo dopo la sua morte (fisica). Me ne rammarico, tanto.
Le devo molto, troppo.
So ancora così poco. Voglio sapere talmente tanto.


martedì 17 giugno 2014

C'è un tempo per ogni cosa e ogni cosa ha il suo tempo. Parte II.

E' suggestivo come una spiaggia deserta e la melodia dei delicati movimenti di un mare calmo, possano regalarti una diversa percezione di ciò che comunemente sei abituata a chiamare realtà. Quello che sei, che sei stata; quello che pensavi saresti diventata e quello che, invece, più probabilmente sarai.
Non ho vissuto(!).
Che vuol dire? Cosa mi manca veramente, quali sono le cose che non ho fatto e che avrei voluto (dovuto) fare?
Mi manca una professione, mi manca la tranquillità interiore. Mi mancano le più basilari esperienze di vita, vita sentimentale. Penso alla mia mancata adolescenza, mai iniziata, mai conclusa. Penso alla mia post adolescenza da finta ragazza adulta che non ha mai combinato danni. 
Cosa mi manca, dunque? Tutto. Tutto quello che fa una donna, tutto quello che costruisce il background di un essere umano. Ho messo la mia vita in stand-by nell'attesa di qualcosa... Ma di che cosa? Dell'indipendenza, di una vita che prescindesse dalla mia famiglia. Cose che dovrei cominciare ad avere a quest'età, ma che non ho raggiunto, pur essendomi privata di tutto in funzione dell'obiettivo. Inconcludenza.
Le cose che non ho mai fatto. Non sono diventata donna gradualmente. Mentalmente. Non sono stata spensierata. Non ho approfondito le mie passioni. Non ho nemmeno mai goduto di un pomeriggio come quello di oggi: non mi è mai saltato in testa di prendere la macchina e andare in spiaggia a prescindere dall'ombrellone. Perché? Perché ho sempre avuto qualcos'altro da fare, qualcosa che ho sempre ritenuto più importante di qualsiasi stupida (ma necessaria, dico col senno di poi) velleità.
Non mi sono nemmeno mai ubriacata. Non che sia un da mettere in curriculum, ma non l'ho mai fatto. Non ho mai fumato una sigaretta; non ho mai fatto un tiro d'erba. Impeccabile. Inconcludente, ma impeccabile. Non ho mai passato una notte fuori casa a meno che i miei non lo sapessero; non ho mai raccontato bugie. Non sono nemmeno mai rimasta senza soldi in preda al panico, non ho mai fatto nulla che non fosse stato organizzato. Non ho mai provato alcun brivido, non ho mai sentito l'adrenalina, se non quando mancavano 5 minuti alla consegna del compito in classe o dell'esame all'università. Non ho mai fatto nulla che valga la pena di essere raccontato e 27 anni non sono certo pochi. Non sono mai andata all'estero se non con la scuola. Non ho mai fatto arrabbiare i miei genitori se non perché non ho reso all'università. Negli ultimi 9 anni, ho vissuto preda dell'inettitudine. Non vuole essere autocommiserazione la mia, sto solo riportando fatti, nudi e crudi.
Fatti resi evidenti dal mar mediterraneo, nel suo versante tirrenico. Come posso recuperare (ammesso che si possa fare)?
La vita che abito, sarà mai, veramente, la mia vita?  Ho 27 anni, sei mesi, 12giorni, 10 ore e 13 minuti: c'è davvero voluto tanto tempo perché io mi rendessi veramente conto di tutto ciò?  
E adesso? Cosa sto aspettando e cosa mi aspetto? Ok, manca davvero poco ai miei 28 anni: posso iniziare col pormi questa data come limite per fare determinate cose. Intanto, arrivare a 8 materie da sostenere ancora, a fronte delle attuali 14. 6 materie in 6 mesi, suvvia... Fattibile, non senza molto impegno. Io,  però, ho da recuperare anni di inerzia fisica e mentale, sicché, il suddetto impegno non sarà, comunque, mai troppo.
Il bagno di notte, nuda, a mare 😛
Dovrei ubriacarmi una di queste sere. Già. Se non altro, perché, da scienziata quale avrei dovuto essere dopo la laurea mai ottenuta, sono curiosa di vedere come reagisco all'alcol 😬
In programma c'è un viaggio che non ho mai fatto, in verità due. Vi rimando a leggere, a fine anno, i miei due nuovi intermezzi culturali.
Prenderò più spesso l'auto per uscire anche se non ho nulla di programmato.
Le montagne russe, io devo assolutamente provare le montagne russe.
Comprare un pacco di sigarette? No, questa la passo. I never will smoke. 
Da ultimo, ma non meno importante, voglio (da leggersi, voglio!) provarci con uno sconosciuto per poi mollarlo appena lui ci sta. Sarebbe una catarsi: una bella passata di colore su tutte le belle batoste prese.
Vivere, quello che devo imparare a fare è vivere. Senza procrastinare.
Durante tutto il tempo in cui sono stata a scrivere questo post, la mia mente non faceva che ripetermi: "cosa vuoi che gliene importi alla gente di quello che hai fatto o non fatto in vita tua? Perché mai dovrebbe starsene a leggere tutto questo tuo lunghissimo flusso di coscienza?" E' vero, magari non tutti leggeranno tutto, ma quanti di quelli che lo avete fatto siete così estranei alle mie parole? Quanti di voi non hanno mai rimandato a domani, a lunedì, al prossimo mese o al primo di gennaio? 
Se tra voi c'è chi non l'ha mai fatto, ha tutta la mia stima. Tutta. Si, perché vorrebbe dire che ha capito che "tanto c'è tempo" non è il vero. Il tempo è ora! E' questo l'unico nostro tempo, adesso, questo istante: l'attimo fuggente.
C'è un tempo per ogni cosa e ogni cosa ha il suo tempo.



domenica 15 giugno 2014

Come back... To stay.

Questo mio povero blog, di tanto in tanto, viene trascurato dalla sua pigra blogger. Pigra, si. Perché non esiste mancanza di tempo per scrivere e condividere.
Decidere di aprire un blog è un po’ come decidere di imparare a fare gli origami (ho scritto correttamente? Non è un termine giapponesizzante provvisto di qualche H qua e qualche K la?): richiede impegno, costanza e soprattutto tanta pazienza.
Nel periodo in cui ho abbandonato la pratica degli origami, cosa ho fatto?
  • ·         Lavorato
  • ·         Mi sono lamentata
  • ·         Studiato. No, ecco, io toglierei la spunta su “studiato”. Che capra che sto diventando… Assunta dalla ditta “Fuoricorso & co.”
  • ·         Viaggiato (entro i confini italici)
  • ·         Sognato
  • ·         Guardato serie tv con angoscianti e tristissimi finali di stagione annessi.
  • ·         Autocommiserata dopo consueta lamentela di cui sopra.
  • ·         Eluso corteggiamenti vari (di cui uno particolarmente insistente).
  • ·         Seguito un corso di inglese su youtube (iniziato a seguire, a dir la verità).
  • ·         Mangiato tantissimi dolci.
  • ·         Mangiata tantissima rosticceria palermitana.
  • ·         Programmato

Conseguenti conseguenze:
  • ·         Sono stanca
  • ·          Mi sono lamentata di essermi lamentata.
  • ·          Sono sempre allo stesso punto con l’università.
  • ·          Ho rivisto posti noti ( e tanto amati) e goduto della scoperta di tasselli d’Italia non ancora conosciuti.
  • ·         Mi sono svegliata dal sogno e rimessa a dormire, perché il sogno, suddetto, m’era piaciuto assai.
  • ·         Mi sono angosciata e rattristita.
  • ·         Autocommiserazione chiama autocommiserazione per il tempo passato ad autocommiserarmi.
  • ·         Eluso corteggiamenti vari (di cui uno particolarmente insistente).
  • ·         Ho fatto mezzo passo in avanti nella conquista di una lingua che non sia l’italiano o il siciliano.
  • ·         Sono ingrassata.
  • ·         Sono lievitata.
  • ·         Ho finito di programmare la programmazione.


And now, start again.




domenica 15 dicembre 2013

L'è il mi ossigeno, la mi sbornia: l'è la mi dose di endorfine.




Un buon sonno porta davvero consiglio.  
Al risveglio, tutto sembra semplice, quasi ovvio. Provo a scriverlo allora, perché possa ricordarmene sempre.
Dannata arte, io ti amo. Ti amo di un amore inspiegabile, implacabile, incommensurabile. Non scegliendoti quando avrei dovuto, ho condannato il mio cuore e la mia mente all'infelicità, in un infinito mea culpa che mi ricorda la mia debolezza. Dannata arte, non ho desiderato che te da subito... Ed io questo l'ho sempre saputo. Ti amo.

Ti amo di un amore inconfessabile, incontrollabile, inconcretizzabile. C'è stato un tempo, che adesso non è più.

Solo tu mi completi. Sarò sempre e solo energia potenziale. L'insoddisfazione sarà il mio ergastolo per non aver fatto di te il senso della mia vita.

lunedì 23 settembre 2013

Quando una foto dice più di quanto possibile.

Notte insonne, weekend apatico.

Bisognerebbe poter vivere due volte la propria vita.  
Non guasterebbe la presenza di un tasto rewind da poter utilizzare, fosse anche per una sola volta. Sarebbe necessario, tuttavia, poter tornare indietro con la consapevolezza di quello che si vuole cambiare e il ricordo del futuro che si è vissuto, il rischio sarebbe, altrimenti, di ripetere lo stesso percorso. Tornerei indietro io, a 14 anni. Quel che vorrei? Vivere con cognizione la mia adolescenza, cosi da conoscermi meglio e arrivare alla fatidica maggiore età con più sicurezza. Studiare arte, questo avrei dovuto fare. Non importa in che forma: archeologia, conservazione e restauro dei beni culturali... Qualunque cosa purché si trattasse di arte e storia, con quel pizzico di conoscenze scientifiche che non guasta. Niente di tutto questo è accaduto e adesso mi ritrovo, a quasi 27 anni, prigioniera di uno stato di perenne insoddisfazione, mista ad un senso di inconcludenza. Ho un lavoro. Non e' una professione, ma potrebbe diventarlo. Al momento, è una valida fonte di sostentamento. Ho un libretto universitario, ancora troppo bianco per essere al 1234567890987654321 anno f.c. Ho una casa, che non e' mia... Ma nemmeno dei miei. Ho una passione, grande, inesprimibile. Anzi, direi "inespressibile". Non ho il tempo di dedicarmici, né la forza per farlo. Il tempo mi manca perché, quando non lavoro, dovrei studiare. Dico "dovrei" perché in realtà non lo faccio e non lo faccio perché io non amo quello che studio, o meglio, so che mi servirà - concretamente - a ben poco (dal momento che non mi offre la possibilità di lavorare). Manca il tempo, ma anche la forza. Già. La forza, d'animo. Non posso (voglio) dedicarmi alla mia passione perché la mente vola all'inesistenza di quel famoso tasto rewind.
Intanto il tempo passa su di me. Le notti insonni si sommano l'una all'altra e il malumore cresce, rischiando di tramutare in tristezza e rabbia.
Infelice, infelicità. Malinconica, malinconia. Arrabbiata, rabbia. Stanchezza, stanca.
Assenza di “pathos” cioè di passione, emozioni, sentimenti, desideri, “a-pathos”, APATIA.
Un’immobilità fisica, mentale, progettuale, creativa.  Attività ripetitive, persone poco stimolanti, routine o ambienti monotoni.
Che sia una sofferenza più profonda legata a una sintomatologia di tipo depressivo caratterizzata da poche emozioni positive, auto-svalutazioni, ridotto livello di energia? Può forse nascondere delle forme d'ansia eccessive che hanno l’effetto di condurre a un blocco emotivo e di azione?
La mia agenda fitta di impegni nasconde una profonda sofferenza e, di conseguenza, il tentativo di fuggire da un vuoto emotivo che mi sta letteralmente lacerando. Mi chiedo ogni giorno il perché di ciò che faccio. La conclusione è sempre la stessa: vorrei poter premere quell'ipotetico tasto rewind. Ricominciare.
La crisi economica, il lavoro precario, non mi permettono di farlo. Ricominciare è dispendioso.

Passione. 


Non sembrerebbe lo scatto mio migliore. Tuttavia, adoro questa foto. Più la guardo, più mi convinco sia stato colto tutto quello che mi porto dentro da tutta una vita.
Scatto rubato di me alla vista del Pulpito del Bernini, io a San Pietro, io a Roma. Io e ciò che più riempie il mio cuore, alimenta la mia mente e nobilita il mio animo: l'arte.

martedì 10 settembre 2013

Il ritorno della blogger prodiga

Buonasera, lettori.
Non scrivo nel blog da settimane ormai, se non addirittura mesi.
Rimediamo. Allora, aggiornamenti: il libro mi sta dando grandi soddisfazioni. Oggi, poi, ho avuto una gran bella sorpresa: e' possibile trovare "Storia di una dipendenza", il mio libro, anche su amazon.it.
Non vi dico l'emozione. Per me amazon e' come un negozio di caramelle per un bambino.
Qualora voleste, una sbirciatina potete sempre darla. Se poi acquistaste e leggeste il mio libro... Beh, ne sarei onorata.

venerdì 10 maggio 2013

Paura.



da Oriana Fallaci's best words (Note) Domenica 23 dicembre 2012 alle ore 20.32
‎"Il coraggio è fatto di paura", lo disse Oriana. Io intanto però, ho paura.  Il passato, il presente, il mio prossimo futuro, ma soprattutto tanta paura: paura di fallire, di sbagliare anche una sola minuscola mossa, di deludere. Paura che il «nemico» sia più rapido o più lucido al momento della resa dei conti.


Valentina Martorana 

La felicita' e' economicamente valida


da Oriana Fallaci's best words (Note) Lunedì 18 febbraio 2013 alle ore 18.21
Quando vivere diventa sopravvivere, quando vivere diventa quasi una gentile concessione. Quando il lavoro si trasforma in forme di schiavitù alternative. Quando questa stessa schiavitù e' un miraggio e, per tanto, bramata. Quando la normalità diventa fantascienza e l'agiatezza mera utopia. Quando lo studio e i sacrifici non si tramutano in "soddisfacenza", che non e' sinonimo di soddisfazione. Quando tutto muta, tutto resta comunque uguale. Non sono un professore plurilaureato, ma una cosa l ho capita: la felicita' e' economicamente valida. Riflettete su questo.

Valentina Martorana.

mercoledì 28 novembre 2012

Ultimamente mi capita di sorridere (e ridere) spesso.

Sorrido quando la gente dimostra (palesemente) di parlare per "partito preso". Per la serie, sei di destra/sinistra? Non puoi leggere e/o trovarti d'accordo con questo o quel giornalista: è di sinistra/destra. E questo è niente. Si, perché poi c'è quello che (implicitamente) ti dice: "Di quello che ti dico? Troglodita, becero ig
norante. Certo, non ho mai letto alcunché, ma è così. E' così: è di destra/sinistra".
Rido, quando guardo le facce di chi inorridisce all'idea che (il più delle volte) non conosco l'orientamento di una testata o un giornalista.

[A meno che non si tratti di chi va camminando con l'orientamento politico scritto in fronte].
Ogni uomo ha un orientamento, un giornalista deve, invece, essere libera. L'uomo può avere una preferenza, il giornalista deve essere super partes.


Valentina Martorana

venerdì 29 giugno 2012

Io blogger



Nata in nord Africa, dove sono cresciuta. Madrelingua GrecoLatinaArabaConTracceSpagnole, parlo fluentemente anche l'italiano. Ho 25 anni anni, 6 mesi e quasi 25 giorni.
Da 13 (almeno) mi appassiono di scrittura, da sempre di arte e letteratura. Studio biologia molecolare applicata, più semplicemente biologia, per essere più precisi "Scienze Biologiche, curriculum Biologia Molecolare Applicata". Sono fuori corso, almeno tre anni (ho perso il conto!), ma non ancora additabile come bambocciona e/o sfigata.
Ho scritto un libro: prossimo alla pubblicazione, sicché se piace/non piace/nonlosapremomaiperchénessunosiprenderàlabrigadicomprarloeoleggerlo non m'è ancora dato saperlo. 
Il mio habitat è il web, se fate i bravi la prossima volta vi spiego anche il perché. 
Ascolto molta musica, di ogni genere, ma non datemi roba troppo psichedelica o quella che va sotto il nome di "casa". Ingurgito la visione di ogni tipo di film (l'aggettivo cinefilo fa riferimento ad una cultura in qualche modo ed io non mi ritengo "cinematograficamente colta") e divoro libri (finirò dritta nel girone degli ingordi, mi ricordate quale legge del contrapasso mi spetterà?).
Quando sono di buonumore... Che faccio? Non ricordo!! Mmm... Questo può significare tante cose o forse solo che ho la memoria corta. Quando sono di cattivo umore, o ferocemente adirata, scrivo: di egoismo generazionale, mal di merito, castelli di sabbia, sogni, di bene comune, futuro e speranza. Di stupide ovvietà, insomma.
Non ho certezze, nessuna. Non do nulla per scontato, non più. Ho paura... Del futuro. Nonmipiacciocomesonoforsemigliorereiqualcosadime (questo non lo dite a nessuno, mi raccomando!)

Valentina Martorana

venerdì 20 aprile 2012

Assambenerica picciotti beddi.

Venerdì 20 aprile 2012... La corsa inesorabile del tempo non si arresta, sono quasi volati via i primi 4 mesi di questo anno bisestile. 
Poco meno di 4 mesi sono passati anche dall'apertura di questo blog e del mio improvvisato "mestiere" di blogger. Blog, blogger... Un blog non so nemmeno come si gestisce, blogger non so nemmeno realmente che cosa significhi. Sono anche spraticulidda con l'informatica, quindi mi do all'essenzialità webbistica... Insomma, tutto quello che so fare (presumo di saper fare) è scrivacchiare, senza alcun'altra pretesa. 
Chi sono ve l'ho già detto qualche post fa, come la penso sono sicura l'abbiate già capito, cosa mi piace avrete modo di scoprirlo pian piano. 
Una cosa è certa, il mio spassionato fascino per Oriana Fallaci (in alto trovate un link diretto alla mia pagina facebook su di lei) non credo sia passato inosservato.
Quando leggo Oriana, divento piccola piccola. Mi sento scomparire dinnanzi allo spessore culturale di questa donna. Le invidio la tenacia, la forza, l'integrità intellettuale (ancor prima che morale). Il suo saper dire di no, il suo saper dire "non ci sto!". Donna impavida la mia Oriana, donna che si è fatta da sola, donna fiera... Ed io che mi faccio piccola piccola al solo pensiero di lei. Quando leggo un libro, ho preso l'abitudine di sottolineare le frasi che più mi colpiscono... Giusto per tornare a leggerle ogni volta che ne ho voglia. Il problema è che, quando leggo un suo libro, dovrei sottolineare ogni cosa.
Visto, è successo ancora: mi sono lasciata trasportare dalla passione per lei e il suo genio.
Io blogger dicevamo... Si.  Sapete cosa? Mi piacerebbe sapere cosa chi mi legge pensa, sinceramente e spassionatamente, di questo blog... A voi la parola.

sabato 14 aprile 2012

Le mie due me

- Non era questo, non era questo... Non era questo quello che mi aspettavo, non era questo il futuro che mi aspettavo...
- Era proprio questo, invece, e di futuri alternativi non potevi certo aspettartene. Ricordi che dopo quel che ti dissero a Firenze, corresti da me spaventata dicendomi che avresti dovuto ricominciare da capo, che d'improvviso i tuoi piani erano inevitabilmente cambiati? Ecco, è in quel momento che hai scelto il tuo futuro: non hai creduto abbastanza nella tua passione, non hai creduto abbastanza in te.

Valentina Martorana

Cos'è la scrittura se non un mezzo per esternare le emozioni?


Scrivere mi permette di prendere tempo per me stessa, senza il timore di essere giudicata o criticata per quello che esprimo, e dall’altro di affrontare le paure che mi tormentano. Ho dentro un forte malessere, il mio orgoglio mi spinge a tenere tutto per me, ma l’effetto è che questo dolore dura da troppo. Attraverso la scrittura mi è possibile affrontare questo malessere, connesso alle mie ultime esperienze. Non ultima la rabbia nei confronti di qualcuno che mi ha deluso, dopo che mi ero incondizionatamente fidata. Mi serve anche per altro però, sapete? Quando iniziai a scrivere, lo feci come tentativo di organizzare i ricordi e le idee e per cercare di “bloccare” i pensieri negativi, di placare l’ansia.
Ecco si, placare l'ansia... scrivere mi permette di farlo.

[Sebi Marto]


Piangeva - Dormiva - Aspettava

Piangeva. I suoi occhi non conoscevano che lacrime, dentro al petto non avvertiva che un vuoto. La mente arida di idee, il corpo paralizzato.
Dormiva. Lo faceva per fare respirare i suoi occhi, per non farli annegare; lo faceva per riempire il suo vuoto grazie ai sogni. La mente si rinverdiva, il corpo si muoveva.
Aspettava. Un cambiamento, una scintilla... qualsiasi cosa potesse farla vivere realmente.



[Sebi Marto]